domenica 23 giugno 2019

Chiocciola@05

Gli alunni di 5 anni della scuola dell'infanzia ( Plessi Basile e Rodari) hanno partecipato al progetto PON "Chiocciola@05",  per favorire lo sviluppo del pensiero computazionale e favorire un primo approccio al coding.





Ecco alcune delle attività proposte:
  1. "Fiabe in codice": attività di Coding unplugged
  2. Pixel art alla LIM
  3. Robotica educativa: Il mio amico DOC
  4. Ode to code: Dancing robot


Cliccando sul link seguente vi mostreremo tutte le attività svolte:

Progetto PON "Chiocciola@05"

sabato 8 giugno 2019

Geronimo Stilton e 

l'impronta ecologica.

Racconto realizzato dagli alunni partecipanti al progetto PON Competenze di base "Ascoltare, comprendere, comunicare"


martedì 16 aprile 2019

Mettiamoci in gioco!

Non avevo mai fatto un'attività simile, ma per me è stata un'esperienza bellissima perché attraverso dei giochi abbiamo simulato le giuste cose da fare per stare bene insieme: ascoltarsi a vicenda e rispettare il proprio turno e i tempi altrui. A me è piaciuta soprattutto l'attività fatta con il gomitolo di lana perché in quel momento mi sentivo bene e percepivo come una sensazione di "protezione" vedendo tutti che si rispettavano e si ascoltavano a vicenda. E' in questi momenti che penso che riusciremo a cambiare il mondo in meglio.
Nella prima attività facevamo dei gesti a canone che partivano dalla nostra professoressa e ognuno doveva rispettare il proprio turno ( era questo l'insegnamento); nella seconda attività ci passavamo un gomitolo a vicenda raccontando qualcosa di noi stessi e dopo ognuno doveva dire quello che aveva ascoltato sulla persona che gli aveva passato il gomitolo. Queste attività sono state belle e interessanti e a me piace molto trattare questi argomenti.
Mauro Giovanna
I G

Io non avevo mai fatto un'attività simile e all'inizio non avevo capito quello che stavamo facendo ma poi ho capito che era importante perché poi ci aiuterà in futuro a relazionarci con le persone, a rispettare le leggi e ad essere un buon cittadino del mondo. La lezione, quindi, è una delle più belle e forti di significato che abbiamo fatto in classe. La nostra professoressa l'aveva fatta e imparata ad un corso con dei dottori. La lezione mi ha fatto capire che noi dobbiamo ascoltare le persone, quindi loro ascolteranno te. Tra noi c'erano persone attente e persone che non avevano capito il messaggio che la prof attraverso l'attività ci voleva comunicare e qualcuno ha fatto anche lo stupido, rischiando di rovinare il messaggio bellissimo che serviva soprattutto a lui.
Abbondante Felice
 IG

giovedì 11 aprile 2019


San Giorgio e il drago


L’opera  “San Giorgio e il drago” è stata dipinta da Paolo Uccello, un pittore fiorentino nato nel 1397. Essa rappresenta una scena in cui vengono rappresentati 3 personaggi: dalla parte destra compare l’immagine di un cavaliere su un cavallo bianco, al centro c’è un drago e a sinistra possiamo vedere una donna, principessa, legata ad esso.
Il cavaliere rappresentato è San Giorgio, che secondo la tradizione dovrebbe combattere il male. E’ a cavalcioni del suo destriero, ed indossa un elmo, l’armatura  e nella mano destra impugna una lunga lancia, con la quale colpisce il drago nell’occhio, ferendolo. Il cavallo è in movimento, lo possiamo notare dalle zampe anteriori sollevate, mentre le zampe posteriori sono appoggiate per mantenere l’equilibrio e la coda è ondeggiante. Al gruppo del cavaliere si contrappone il drago, una figura mostruosa, dotata di due zampe caratterizzata da grandi artigli. Ha due grandissime ali e una coda attorcigliata. Ha una testa abbassata, mentre si mantiene sulle zampe. Ha una grande bocca con denti grandi e affilati. Possiamo vedere del sangue che scorre dal viso, perché è stato ferito dal cavaliere. Inoltre, dalla parte sinistra, possiamo notare una corda, che parte dal collo del drago. Alla corda è legata la principessa, che sta lì senza fare niente. Ha un vestito lungo, con le maniche e la sottogonna verdi, mentre tutto il resto è rosso-salmone. Ha i capelli biondi, legati dietro la testa e indossa le scarpe rosse.
L’ambiente in cui si svolge la scena è irreale, lo possiamo capire dell’erba, raffigurata in modo geometrico. Le cose reali sono la grotta del drago, che si trova proprio dietro di lui e la principessa. Più a destra, al centro, possiamo vedere il cielo con poche nubi e le montagne in lontananza. A destra c’è una nuvola di polvere, alzata dal cavallo in corsa. Non sono presenti elementi concreti, a parte la grotta, il tempo è indefinito, quindi la scena può svolgersi nel passato, nel presente o anche nel futuro. Il tema è trattato in molte opere, e in quelle più antiche il drago è rappresentato con una forma antropomorfa, cioè con forma umana.
Questo dipinto mi fa pensare ad un problema attuale, cioè, la mafia. Il drago è la mafia, il cavaliere rappresenta tutte le persone, e tutte le organizzazioni che la combattono, e ci stanno riuscendo, infatti il cavaliere (le organizzazioni), ha colpito il drago (la mafia). La donna rappresenta tutte le vittime della mafia. Però la mafia estende i suoi tentacoli sempre di più, ed è sempre più difficile da combattere. 
Olekisiuk Nadia

mercoledì 20 marzo 2019

Conosciamoci meglio: i nostri calligrammi


Lavori della classe I D

lunedì 18 marzo 2019

Gli alunni della scuola ricordano Don Peppe Diana a 25 anni dalla sua scomparsa

Il nostro "Giardino della Memoria"
" La camorra riempì un vuoto nel pieno dello Stato"
Queste sono state le parole pronunciate da Giuseppe Diana, da molti chiamato anche col nome di Peppe, Peppino Diana. Egli nacque a Casal di Principe il 4 Luglio del 1958 e morì nello stesso paese il 19 Marzo 1994. Aveva 36 anni. Cosa ha lasciato il suo ricordo nella società campana, e non solo? Il suo profondo impegno religioso e civile contro la camorra, anche se sono passati ormai 25 anni dalla sua scomparsa.
La camorra, organizzazione criminale tipica della zona campana, nasconde dietro questo nome tante vittime innocenti. Il suo significato originario sembra derivar dalla "Morra", un gioco molto usato a Napoli nel '600,  o dal termine "Gamurra", con cui si indicava una giacca usata da banditi spagnoli nel meridione italiano. Ecco, Don Diana ha combattuto conto questo mostro a costo della sua stessa vita.
Alle 7.30 il suo assassino si presentò in chiesa , dove egli si stava preparando per la celebrazione della messa. Gli fu chiesto:" E' lei Don Peppe Diana?" Egli senza timore rispose di sì e fu ucciso con colpi alla testa, alla mano e al collo. Sono state le sue ultime parole, forse le più coraggiose...
Prima della sua scomparsa, nel 1991 decide, insieme ad altri sacerdoti, di ribellarsi perché era stufo di quell'omertà e del silenzio di fronte alle tante vittime di cui doveva celebrare i funerali giorno dopo giorno, soprattutto giovani affiliati ai clan o entrati nel tunnel della droga, dal quale, come sappiamo, è difficile uscire. Scrisse, così, con i parroci di Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Villa Literno, Casapesenna e Villa di Briano un documento intitolato "Per amore del mio popolo non tacerò". Era considerato da tutta la comunità un uomo coraggioso e a cui fare riferimento. Alla notizia della sua morte per manifestare la loro gratitudine e gridare il loro dissenso gli abitanti di Casal di principe scesero in piazza, mentre dai balconi sventolavano lenzuola bianche. Tra questi, molti ragazzi appartenevano agli scout; infatti Don Peppino ne faceva parte.
Anche dopo tanto tempo la gente non dimentica, e non dovrebbe farlo, perché il suo coraggio è servito a molta gente che ha preso spunto da lui per denunciare.
Concludo con una sua bellissima frase "Non c'è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di avere paura, il coraggio di fare le scelte, di denunciare"
Scialla Claudia III D
Giuseppe Diana nacque il 4 luglio 1958 a Casal di Principe. Egli era il parroco di questa città e combatté contro la camorra. Era un uomo molto coraggioso, che si batteva contro chi usufruiva della vita altrui allo scopo di arricchirsi. Egli si stancò di vedere tanti giovani morire per colpa della criminalità, per esempio negli scontri tra fazioni rivali o a causa delle droghe. 
Nella maggior parte dei casi questi ragazzi si arruolavano nella camorra solo perché vivevano in povertà o in difficoltà. Così decise di ribellarsi scrivendo "Per amore del mio popolo non tacerò" insieme ad altri sacerdoti. In questo documento i sacerdoti parlavano della camorra ritenendola responsabile della morte di tanti figli di famiglie. Definirono la camorra una forma di terrorismo che impone le proprie leggi con la violenza e, tramite traffici di sostanze stupefacenti, estorsioni e scontri, semina terrore. Egli venne ucciso il 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, mentre preparava la messa. Erano le 7:30 quando si presentò il suo killer, che gli chiese se lui era Don Peppe, egli rispose di sì e venne ucciso con cinque colpi mirati al volto. Quando si diffuse questa notizia ci fu un grande sgomento, perché la comunità aveva a cuore Don Peppe. Dai balconi sventolarono lenzuola bianche.
Ritengo che Don Peppe Diana sia stato un grande uomo, con tanto coraggio, determinazione e che aveva a cuore il suo popolo, la sua amata terra tormentata dalla criminalità. Non si è mai arreso, anche quando aveva intuito che la sua fine era vicina. Uomini come lui non devono essere mai dimenticati e devono rimanere come esempio per molti di noi.

                                                                          Iannotta Paolo 3^D

giovedì 14 marzo 2019

Guerra alle microplastiche



There’s no planet B: non c’è un altro pianeta come la Terra dove esistono delle forme di vita. La Terra finora è l’unico pianeta dove esistono gli esseri viventi. Infatti essa possiede delle caratteristiche che la rendono abitabile come l’ossigeno, l’acqua e poi si trova a una distanza precisa dal Sole. Ma spesso ci dimentichiamo di quanto sia importante proteggere l’ambiente e lo inquiniamo, distruggendolo. I problemi più importanti sono l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.                                       
Oggi  vogliamo parlare dell’inquinamento dei mari causato dalle “microplastiche”. Sono delle particelle di plastica grandi meno di cinque millimetri. La plastica è un materiale utilissimo, però non dobbiamo dimenticare che questo materiale deriva dal petrolio ed è molto inquinante. Se la gettiamo nell’ambiente non si deteriora in breve tempo come la mela oppure la buccia dell’arancia. Per esempio per  il torsolo di una mela ci vogliono circa tre mesi per degradarsi naturalmente, per un sacchetto di plastica o un piatto ci vogliono circa mille anni. Molti di questi rifiuti finiscono in mare; gli studiosi hanno dimostrato che, se non cambiamo le nostre abitudini, entro il 2050 in mare ci sarà più plastica che pesce e il mare sarà sempre più inquinato. Il problema è così serio che l’ONU è intervenuto per diminuire il consumo della plastica.
Negli oceani ci sono più di 150 milioni di tonnellate di rifiuti; infatti si è formata un’isola di plastica. Ogni anno nelle acque salate finiscono sei milioni di tonnellate di plastica, più di 700 specie marine  sono in estinzione; infatti gli uccelli marini contengono frammenti di plastica nello stomaco.
Le microplastiche non solo danneggiano l’ambiente, ma provocano dei danni anche agli esseri umani. Le specie animali che sono state avvelenate dalla plastica sono 557 e molte di queste finiscono sulle nostre tavole.
Per evitare questo dobbiamo:
·Usare meno plastica
·Non buttare i rifiuti nell’ambiente
·Non usare le buste di plastica ma preferire quelle di stoffa
·Non comprare né usare i piatti e bicchieri di plastica.

Io penso che dobbiamo usare materiale non inquinabile per l’ambiente o prodotti  riciclabili e anche se li usiamo non li dobbiamo abbandonare nella natura.
Alcuni scienziati hanno scoperto che utilizzando il latte si può ottenere un particolare tipo di plastica che non fa danni all’ambiente. Da questa plastica si possono ricavare molti oggetti come ad esempio i giocattoli. Immaginate di comprare per vostro figlio un giocattolo fatto con questo materiale, il bambino ci gioca e si diverte e quando crescerà e non gli servirà più, la mamma lo potrà utilizzare per rendere fertile il terreno del suo giardino.

EVITIAMO DI BUTTARE I RIFIUTI NELL’ AMBIENTE E RISPETTIAMO LA NOSTRA CASA!
Ivanna Oleksiuk
I C