domenica 23 giugno 2019

Chiocciola@05

Gli alunni di 5 anni della scuola dell'infanzia ( Plessi Basile e Rodari) hanno partecipato al progetto PON "Chiocciola@05",  per favorire lo sviluppo del pensiero computazionale e favorire un primo approccio al coding.





Ecco alcune delle attività proposte:
  1. "Fiabe in codice": attività di Coding unplugged
  2. Pixel art alla LIM
  3. Robotica educativa: Il mio amico DOC
  4. Ode to code: Dancing robot


Cliccando sul link seguente vi mostreremo tutte le attività svolte:

Progetto PON "Chiocciola@05"

sabato 8 giugno 2019

Geronimo Stilton e 

l'impronta ecologica.

Racconto realizzato dagli alunni partecipanti al progetto PON Competenze di base "Ascoltare, comprendere, comunicare"


martedì 16 aprile 2019

Mettiamoci in gioco!

Non avevo mai fatto un'attività simile, ma per me è stata un'esperienza bellissima perché attraverso dei giochi abbiamo simulato le giuste cose da fare per stare bene insieme: ascoltarsi a vicenda e rispettare il proprio turno e i tempi altrui. A me è piaciuta soprattutto l'attività fatta con il gomitolo di lana perché in quel momento mi sentivo bene e percepivo come una sensazione di "protezione" vedendo tutti che si rispettavano e si ascoltavano a vicenda. E' in questi momenti che penso che riusciremo a cambiare il mondo in meglio.
Nella prima attività facevamo dei gesti a canone che partivano dalla nostra professoressa e ognuno doveva rispettare il proprio turno ( era questo l'insegnamento); nella seconda attività ci passavamo un gomitolo a vicenda raccontando qualcosa di noi stessi e dopo ognuno doveva dire quello che aveva ascoltato sulla persona che gli aveva passato il gomitolo. Queste attività sono state belle e interessanti e a me piace molto trattare questi argomenti.
Mauro Giovanna
I G

Io non avevo mai fatto un'attività simile e all'inizio non avevo capito quello che stavamo facendo ma poi ho capito che era importante perché poi ci aiuterà in futuro a relazionarci con le persone, a rispettare le leggi e ad essere un buon cittadino del mondo. La lezione, quindi, è una delle più belle e forti di significato che abbiamo fatto in classe. La nostra professoressa l'aveva fatta e imparata ad un corso con dei dottori. La lezione mi ha fatto capire che noi dobbiamo ascoltare le persone, quindi loro ascolteranno te. Tra noi c'erano persone attente e persone che non avevano capito il messaggio che la prof attraverso l'attività ci voleva comunicare e qualcuno ha fatto anche lo stupido, rischiando di rovinare il messaggio bellissimo che serviva soprattutto a lui.
Abbondante Felice
 IG

giovedì 11 aprile 2019


San Giorgio e il drago


L’opera  “San Giorgio e il drago” è stata dipinta da Paolo Uccello, un pittore fiorentino nato nel 1397. Essa rappresenta una scena in cui vengono rappresentati 3 personaggi: dalla parte destra compare l’immagine di un cavaliere su un cavallo bianco, al centro c’è un drago e a sinistra possiamo vedere una donna, principessa, legata ad esso.
Il cavaliere rappresentato è San Giorgio, che secondo la tradizione dovrebbe combattere il male. E’ a cavalcioni del suo destriero, ed indossa un elmo, l’armatura  e nella mano destra impugna una lunga lancia, con la quale colpisce il drago nell’occhio, ferendolo. Il cavallo è in movimento, lo possiamo notare dalle zampe anteriori sollevate, mentre le zampe posteriori sono appoggiate per mantenere l’equilibrio e la coda è ondeggiante. Al gruppo del cavaliere si contrappone il drago, una figura mostruosa, dotata di due zampe caratterizzata da grandi artigli. Ha due grandissime ali e una coda attorcigliata. Ha una testa abbassata, mentre si mantiene sulle zampe. Ha una grande bocca con denti grandi e affilati. Possiamo vedere del sangue che scorre dal viso, perché è stato ferito dal cavaliere. Inoltre, dalla parte sinistra, possiamo notare una corda, che parte dal collo del drago. Alla corda è legata la principessa, che sta lì senza fare niente. Ha un vestito lungo, con le maniche e la sottogonna verdi, mentre tutto il resto è rosso-salmone. Ha i capelli biondi, legati dietro la testa e indossa le scarpe rosse.
L’ambiente in cui si svolge la scena è irreale, lo possiamo capire dell’erba, raffigurata in modo geometrico. Le cose reali sono la grotta del drago, che si trova proprio dietro di lui e la principessa. Più a destra, al centro, possiamo vedere il cielo con poche nubi e le montagne in lontananza. A destra c’è una nuvola di polvere, alzata dal cavallo in corsa. Non sono presenti elementi concreti, a parte la grotta, il tempo è indefinito, quindi la scena può svolgersi nel passato, nel presente o anche nel futuro. Il tema è trattato in molte opere, e in quelle più antiche il drago è rappresentato con una forma antropomorfa, cioè con forma umana.
Questo dipinto mi fa pensare ad un problema attuale, cioè, la mafia. Il drago è la mafia, il cavaliere rappresenta tutte le persone, e tutte le organizzazioni che la combattono, e ci stanno riuscendo, infatti il cavaliere (le organizzazioni), ha colpito il drago (la mafia). La donna rappresenta tutte le vittime della mafia. Però la mafia estende i suoi tentacoli sempre di più, ed è sempre più difficile da combattere. 
Olekisiuk Nadia

mercoledì 20 marzo 2019

Conosciamoci meglio: i nostri calligrammi


Lavori della classe I D

lunedì 18 marzo 2019

Gli alunni della scuola ricordano Don Peppe Diana a 25 anni dalla sua scomparsa

Il nostro "Giardino della Memoria"
" La camorra riempì un vuoto nel pieno dello Stato"
Queste sono state le parole pronunciate da Giuseppe Diana, da molti chiamato anche col nome di Peppe, Peppino Diana. Egli nacque a Casal di Principe il 4 Luglio del 1958 e morì nello stesso paese il 19 Marzo 1994. Aveva 36 anni. Cosa ha lasciato il suo ricordo nella società campana, e non solo? Il suo profondo impegno religioso e civile contro la camorra, anche se sono passati ormai 25 anni dalla sua scomparsa.
La camorra, organizzazione criminale tipica della zona campana, nasconde dietro questo nome tante vittime innocenti. Il suo significato originario sembra derivar dalla "Morra", un gioco molto usato a Napoli nel '600,  o dal termine "Gamurra", con cui si indicava una giacca usata da banditi spagnoli nel meridione italiano. Ecco, Don Diana ha combattuto conto questo mostro a costo della sua stessa vita.
Alle 7.30 il suo assassino si presentò in chiesa , dove egli si stava preparando per la celebrazione della messa. Gli fu chiesto:" E' lei Don Peppe Diana?" Egli senza timore rispose di sì e fu ucciso con colpi alla testa, alla mano e al collo. Sono state le sue ultime parole, forse le più coraggiose...
Prima della sua scomparsa, nel 1991 decide, insieme ad altri sacerdoti, di ribellarsi perché era stufo di quell'omertà e del silenzio di fronte alle tante vittime di cui doveva celebrare i funerali giorno dopo giorno, soprattutto giovani affiliati ai clan o entrati nel tunnel della droga, dal quale, come sappiamo, è difficile uscire. Scrisse, così, con i parroci di Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Villa Literno, Casapesenna e Villa di Briano un documento intitolato "Per amore del mio popolo non tacerò". Era considerato da tutta la comunità un uomo coraggioso e a cui fare riferimento. Alla notizia della sua morte per manifestare la loro gratitudine e gridare il loro dissenso gli abitanti di Casal di principe scesero in piazza, mentre dai balconi sventolavano lenzuola bianche. Tra questi, molti ragazzi appartenevano agli scout; infatti Don Peppino ne faceva parte.
Anche dopo tanto tempo la gente non dimentica, e non dovrebbe farlo, perché il suo coraggio è servito a molta gente che ha preso spunto da lui per denunciare.
Concludo con una sua bellissima frase "Non c'è bisogno di essere eroi, basterebbe ritrovare il coraggio di avere paura, il coraggio di fare le scelte, di denunciare"
Scialla Claudia III D
Giuseppe Diana nacque il 4 luglio 1958 a Casal di Principe. Egli era il parroco di questa città e combatté contro la camorra. Era un uomo molto coraggioso, che si batteva contro chi usufruiva della vita altrui allo scopo di arricchirsi. Egli si stancò di vedere tanti giovani morire per colpa della criminalità, per esempio negli scontri tra fazioni rivali o a causa delle droghe. 
Nella maggior parte dei casi questi ragazzi si arruolavano nella camorra solo perché vivevano in povertà o in difficoltà. Così decise di ribellarsi scrivendo "Per amore del mio popolo non tacerò" insieme ad altri sacerdoti. In questo documento i sacerdoti parlavano della camorra ritenendola responsabile della morte di tanti figli di famiglie. Definirono la camorra una forma di terrorismo che impone le proprie leggi con la violenza e, tramite traffici di sostanze stupefacenti, estorsioni e scontri, semina terrore. Egli venne ucciso il 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, mentre preparava la messa. Erano le 7:30 quando si presentò il suo killer, che gli chiese se lui era Don Peppe, egli rispose di sì e venne ucciso con cinque colpi mirati al volto. Quando si diffuse questa notizia ci fu un grande sgomento, perché la comunità aveva a cuore Don Peppe. Dai balconi sventolarono lenzuola bianche.
Ritengo che Don Peppe Diana sia stato un grande uomo, con tanto coraggio, determinazione e che aveva a cuore il suo popolo, la sua amata terra tormentata dalla criminalità. Non si è mai arreso, anche quando aveva intuito che la sua fine era vicina. Uomini come lui non devono essere mai dimenticati e devono rimanere come esempio per molti di noi.

                                                                          Iannotta Paolo 3^D

giovedì 14 marzo 2019

Guerra alle microplastiche



There’s no planet B: non c’è un altro pianeta come la Terra dove esistono delle forme di vita. La Terra finora è l’unico pianeta dove esistono gli esseri viventi. Infatti essa possiede delle caratteristiche che la rendono abitabile come l’ossigeno, l’acqua e poi si trova a una distanza precisa dal Sole. Ma spesso ci dimentichiamo di quanto sia importante proteggere l’ambiente e lo inquiniamo, distruggendolo. I problemi più importanti sono l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.                                       
Oggi  vogliamo parlare dell’inquinamento dei mari causato dalle “microplastiche”. Sono delle particelle di plastica grandi meno di cinque millimetri. La plastica è un materiale utilissimo, però non dobbiamo dimenticare che questo materiale deriva dal petrolio ed è molto inquinante. Se la gettiamo nell’ambiente non si deteriora in breve tempo come la mela oppure la buccia dell’arancia. Per esempio per  il torsolo di una mela ci vogliono circa tre mesi per degradarsi naturalmente, per un sacchetto di plastica o un piatto ci vogliono circa mille anni. Molti di questi rifiuti finiscono in mare; gli studiosi hanno dimostrato che, se non cambiamo le nostre abitudini, entro il 2050 in mare ci sarà più plastica che pesce e il mare sarà sempre più inquinato. Il problema è così serio che l’ONU è intervenuto per diminuire il consumo della plastica.
Negli oceani ci sono più di 150 milioni di tonnellate di rifiuti; infatti si è formata un’isola di plastica. Ogni anno nelle acque salate finiscono sei milioni di tonnellate di plastica, più di 700 specie marine  sono in estinzione; infatti gli uccelli marini contengono frammenti di plastica nello stomaco.
Le microplastiche non solo danneggiano l’ambiente, ma provocano dei danni anche agli esseri umani. Le specie animali che sono state avvelenate dalla plastica sono 557 e molte di queste finiscono sulle nostre tavole.
Per evitare questo dobbiamo:
·Usare meno plastica
·Non buttare i rifiuti nell’ambiente
·Non usare le buste di plastica ma preferire quelle di stoffa
·Non comprare né usare i piatti e bicchieri di plastica.

Io penso che dobbiamo usare materiale non inquinabile per l’ambiente o prodotti  riciclabili e anche se li usiamo non li dobbiamo abbandonare nella natura.
Alcuni scienziati hanno scoperto che utilizzando il latte si può ottenere un particolare tipo di plastica che non fa danni all’ambiente. Da questa plastica si possono ricavare molti oggetti come ad esempio i giocattoli. Immaginate di comprare per vostro figlio un giocattolo fatto con questo materiale, il bambino ci gioca e si diverte e quando crescerà e non gli servirà più, la mamma lo potrà utilizzare per rendere fertile il terreno del suo giardino.

EVITIAMO DI BUTTARE I RIFIUTI NELL’ AMBIENTE E RISPETTIAMO LA NOSTRA CASA!
Ivanna Oleksiuk
I C

giovedì 7 marzo 2019

SICUREZZA IN RETE
IL MONDO DI INTERNET



Internet è un mondo virtuale dove tutte le persone possono accedere, dovendo rispettare delle regole sulla privacy che è un regolamento che ti dà ordini da rispettare come: non insultare le persone nei loro post, non utilizzare foto e video in modo molesto verso le altre persone e tanto altro.
Quello di internet non è un modo sicuro perché non si sa mai chi può esserci dall’altro lato dello schermo e, perciò, dobbiamo essere sempre attenti a sapere con chi si sta chattando e soprattutto a non condividere foto, video e informazioni personali con sconosciuti perché poi la privacy verrebbe violata dato che, appunto, le cose condivise non fanno parte della vita privata ma diventano pubbliche.
Le persone che al giorno d’oggi usano di più i social network sono i giovani che li utilizzano per scopi molto diversi tra loro come: ascoltare musica, chattare, postare foto e video, ricercare informazioni e soprattutto giocare con i videogames.
Loro sono le persone che rischiano di vedere violata la propria privacy più di tutti senza sapere dove finirà quella particolare foto o quel video sparsi in giro per il mondo e che uso ne possano fare altre persone. Per evitare ciò, bisogna usare browsers con regole sulla privacy ben precise che danno punizioni adeguate sulla loro violazione.
Se dovesse capitare che queste regole vengano violate, bisogna parlare sempre con un genitore o un insegnante e riferire tutto l’accaduto. Ma il metodo più sicuro è ovviamente quello di usare il web con discrezione e moderazione.
Ci sono casi di gente che viene colta dalla dipendenza, una vera e propria malattia che porta a chiudersi nel mondo dei videogiochi e del web e, di conseguenza, non vivere più una vita all’aria aperta con gli amici e la famiglia ma di essere intrappolati in un mondo chiuso e buio da cui è difficile uscire.
Inoltre ci potrebbe essere anche la perdita del sonno e quindi del dormire, ma anche della socializzazione e delle emozioni.
Ci sono spesso foto ambigue che potrebbero finire addirittura su un giornale ed è lì che si torna alla violazione della privacy e in questo caso, è stata violata perché una notizia su un giornale può fare anche il giro di tutto il mondo. Al giorno d’oggi però sui giornali non ci sono sempre notizie vere perché i giornalisti del web non hanno più l’abitudine di verificare le proprie fonti andando sul luogo dell’accaduto come il caso di un giornale che ha accusato degli extracomunitari di aver preteso cibo buono e Sky per vedere le partite di calcio. Successivamente indagando di più, si è scoperto che era tutta una “fake news”, cioè una finzione.
Perciò quando si usa il web bisogna sempre farlo con attenzione e moderazione ma soprattutto non bisogna usare questa pregiata risorsa in modo sbagliato e incosciente perché la vita privata deve rimanere privata e le informazioni che vengono messe su queste piattaforme non si sa mai dove potrebbero andare  a finire.
Alessio Santantonio 
Classe 1^D

Nell’incontro tenutosi a scuola si e’ parlato della sicurezza e delle cose elettroniche.
Abbiamo imparato che il web e’ molto utile ma si deve usare in un modo giusto e poi di come proteggere i propri dati personali, se si ha qualche problema si deve chiedere aiuto ai genitori.
Non si devono postare foto di altre persone e soprattutto senza permesso. Usare per poco tempo computer e cellulari per evitare la dipendenza e soprattutto non usare il web per fare del male ad altre persone. Evitare i siti sconosciuti o pericolosi ma cercare di usare internet con intelligenza.

di Christian Bitetto 
classe 1G


venerdì 1 marzo 2019

Le Foibe: una pagina della storia italiana


Il giorno 10 Febbraio è stato scelto, a partire dal 2005, dal Parlamento italiano come "Giorno del Ricordo", in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli Istriani, Dalmati e Fiumani nel dopoguerra e di altre tragiche vicende al confine orientale. Questa tragedia ebbe inizio nel periodo fascista, alla fine della seconda guerra mondiale, quando il generale Tito, con il suo esercito comunista, decide di occupare i territori al confine cacciando gli italiani perché erano considerati fascisti. Le violenze aumentarono con il passare del tempo e i militari jugoslavi si scatenarono contro gli italiani; alcuni riuscirono a scappare, lasciando le proprie case, cercando rifugio altrove e si caricarono tutto quello che potevano e che poteva renderli felici, ma non c'è niente di più doloroso di dover lasciare la propria terra sapendo di non potervi più far ricordo. Il posto più vicino dove si rifugiarono era Trieste; qui non vennero accolti bene, infatti molti andarono a finire nei campi profughi e considerati come dei criminali. Tutto ciò che gli italiani portarono con loro venne depositato in un magazzino, il "Magazzino 18" a Trieste. Questo deposito può anche essere considerato il "Cimitero degli oggetti", dove ancora oggi sono ammassati tutti quegli oggetti da 70 anni e su ognuno di essi c'è scritto un cognome. Vi sono montagne di sedie e cassapanche contenenti foto e ritratti ingialliti, dove ci sono i ricordi di tutte quelle persone scampate a tale tragedia. Qui c'è la storia di povere cose, abbandonate e dimenticate.
Chi non riuscì a scappare ebbe un destino diverso: in Istria e Dalmazia i partigiani slavi si vendicarono contro i fascisti e gli italiani non comunisti; tutte le persone di origine italiana furono considerate fasciste, massacrate e buttate nelle "foibe", dei pozzi naturali con ampie voragini, molto profonde. Caddero nelle foibe persone innocenti, che non avevano niente a che fare con la politica, bambini, anziani, casalinghe, uomini di chiesa, tante persone a cui è stata tolta la vita e un futuro. Una delle storie più tragiche di questa vicenda è quella di Norma Cossetto. Ella era una studentessa italiana, istriana di un paese vicino Visignano, vittima dei partigiani titini. Norma apparteneva ad una nota famiglia fascista: il padre Giuseppe Cossetto era Dirigente del Partito Nazionale Fascista. Nell'estate del '43 Norma stava preparando la tesi di laurea intitolata "Istria rossa", riferita alla sua terra ricca di bauxite, senza alcun riferimento al comunismo.
Successivamente la sua famiglia cominciò a avere delle minacce e Norma fu convocata nella caserma dei carabinieri e qui le fu chiesto di entrare nel Movimento Partigiano di Tito, ma rifiutò. Il giorno dopo fu arrestata insieme ad altri parenti e conoscenti. Una notte Norma, insieme agli altri prigionieri, fu gettata nella foiba più vicina, dopo aver subito violenze inaudite. Norma Cossetto era una ragazza come tutte, con i propri sogni e speranze e le è stato tolto il diritto al futuro sereno e brillante. Un altro testimone di questa tragedia è Graziona Udovisi, unico superstite di quella carneficina, che ha vissuto sulla sua pelle una terribile sofferenza.

Molte persone dicono che bisogna dimenticare, buttare via tutto come un foglio di carta senza valore... io non la penso così! Come si può dimenticare tale tragedia? Come si può non ricordare tutte quelle persone che hanno dovuto lottare per la vita, persone che hanno dovuto abbandonare la propria terra, lasciando lì immagini di ricordi felici, lasciando un pezzo di loro in quelle strade.Questa è una delle tante pagine grigie della storia italiana ed è tutto quello che rappresenta l'essere umano! Bisogna guardare in faccia la vera realtà e la parte negativa dell'uomo, legata ad istinti animali e alla violenza.
BISOGNA SEMPRE RICORDARE E FAR SI' CHE NON SI RIPETA PIU', MAI PIU'.
Izzo Alessandra
III D

Gli alunni dell'Istituto

"Moro-Pascoli"

Augurano

a tutti 

Buon Carnevale!

Alunni della classe Seconda A Plesso Caruso

Coding di Carnevale 2019

Alunni delle classi seconde Plesso Moro





giovedì 28 febbraio 2019

Violenza contro le donne



Il problema della violenza sulle donne nella società può manifestarsi in diverse tipologie: la violenza fisica e quella psicologica. La violenza fisica è quella più evidente e si manifesta con un comportamento aggressivo verso la donna, con le botte, schiaffi, percosse, calci,  che poi possono diventare lividi, che molto spesso  la donna cerca di nascondere dicendo le bugie: sono caduta dalle scale, sono inciampata …
L’altro tipo, quello psicologico, è meno evidente ma non meno pesante. Si manifesta con insulti, minacce e addirittura si arriva alla vera e propria persecuzione.
La maggior parte delle violenze sulle donne avviene nell’ambito familiare e si manifesta sia nelle classi basse sia nelle classi alte; questo fenomeno, quindi,  è trasversale, e spesso la violenza si nasconde dove meno te lo aspetti. 
Spesso, a compiere l’azione sono le persone che la vittima conosce molto bene:  i mariti o ex mariti, che magari non accettano la fine di un matrimonio, oppure i fidanzati o ex fidanzati che non accettano la fine di una relazione o corteggiatori respinti. Quando accadono queste cose la donna cerca di nascondersi, isolarsi dagli altri e lo nega a sé stessa, pensando che la situazione si possa risolvere mostrando l’amore ed essere paziente, e spesso lo fanno per i figli. A questo punto io mi chiedo: “ Vale la pena fare questo sacrificio?”. I bambini che assistono ad episodi di violenza di certo non vivono una situazione serena, anzi, soffrono e le conseguenze rimarranno per tutta la vita. 
Sono molte le donne che si recano all’ospedale e non denunciano, e i casi di femminicidi in Italia sono tantissimi; solo nel 2018 sono state uccise 107 donne.
Non è facile denunciare. Infatti, le donne spesso non denunciano perché hanno paura, oppure perché provano affetto per quella persona. La donna per denunciare, prima deve ammettere che ha un problema, deve palarne con qualcuno, per esempio con un medico e poi rivolgersi alla polizia o chiamare il telefono rosa. 
Sono una ragazza, ho tredici anni, e voglio lanciare a tutte le donne un messaggio, cioè quello di non arrendersi mai e di combattere contro la violenza sulle donne e denunciare gli uomini che non hanno rispetto nei confronti delle donne, perché alla fine, è grazie alle donne che sono al mondo

                                                                                                                                       Oleksiuk Nadiia 

martedì 26 febbraio 2019

Giocattoli di distruzione

A partire dal 1979 l’Afghanistan è stato occupato dall’Unione Sovietica, che iniziò a spargere le mine antiuomo "giocattolo", dette anche “Pappagalli verdi”
Esse sono armi di distruzione che, una volta disseminate sul terreno, anche da elicotteri, attendono la loro vittima. Molto spesso sono disseminate per impedire ai civili l’accesso a strade, a sorgenti d’acqua, a depositi di carburante; infatti sono utilizzate anche come azioni terroristiche.
Gino Strada racconta la sua esperienza fatta  nel pronto soccorso dell’ospedale di Quetta: Kalhil, un bimbo di sei anni, è stato vittima di una mina giocattolo. Rimase sconvolto da quello che aveva visto in sala operatoria; il bambino aveva perso la mano destra, sostituita da una poltiglia, tre dita della mano sinistra completamente spappolate. Dopo tre giorni arriva un altro bambino in sala operatoria, Mubarak, ovvero l’infermiere che faceva a interprete, aveva trovato un pezzo di plastica sciolto. Si trattava del pappagallo verde, lungo 10 cm, composto da due ali, con al centro un piccolo cilindro, studiate per mutilare i bambini.
Che cosa orribile, ma avvero l’uomo ha creato tutto questo? Ebbene sì, i bambini possono subire un’amputazione traumatica di mani, dita e purtroppo possono perdere anche la vista.
Strada afferma che ha visto molti bambini risvegliarsi senza un braccio, ma la disgrazia sta nello svegliarsi al buio.
E’ stata citata la frase “I pappagalli verdi trascinano nel buio per sempre”. Fa riflettere molto: coinvolgere delle creature innocenti in una guerra solo perché sono nati in territorio di guerra. Perché coinvolgere proprio loro? Forse perché sono ingenui e non riconoscono il bene e il male. Farli vivere nel buio per sempre, che crudeltà! Mi  meraviglio sempre di più del mondo che mi circonda, soprattutto degli avvenimenti del passato più recente.

Melone Gaia 
III D

sabato 9 febbraio 2019


Istituto Comprensivo“Moro- Pascoli”Casagiove


“Uniti per un Internet migliore” è lo slogan scelto per l’edizione del Safer Internet day del 2019 per promuovere in tutto il mondo un momento di riflessione condivisa non solo sulle grandi possibilità offerte dalla rete in termini di informazione, comunicazione, cultura e sviluppo, ma soprattutto per quanto concerne l’importanza di un uso corretto e responsabile della rete.
Anche il nostro Istituto, per il terzo anno consecutivo, ha aderito a questa campagna di informazione, con l’obiettivo di far riflettere i ragazzi sull’uso consapevole della rete e sul loro ruolo di utenti attivi e responsabili, in grado di rendere il web un luogo positivo e sicuro.
A questo proposito, gli alunni delle classi prime della scuola secondaria di primo grado hanno partecipato ad un incontro con esperti per approfondire la tematica dell’uso corretto della rete, il rispetto della privacy, la sicurezza.
L’incontro, tenutosi il giorno 05 Febbraio 2019 presso il plesso Pascoli, è stato curato dall’Animatore Digitale e ha visto coinvolte associazioni operanti sul territorio.
Vari ed articolati gli spunti di riflessione offerti ai partecipanti: la prima parte dell’incontro è stata dedicata alla “Netiquette”, cioè a regole e consigli per un uso corretto della rete ( connessione a browser e siti sicuri, privacy, password e dati personali, condivisione di foto e video personali e altrui, comunicazione non ostile…).
A seguire l’intervento della dott.ssa Longobardi Maria, psicologa e psicoterapeuta, che ha invitato i ragazzi a riflettere sul concetto di dipendenza, soffermandosi su quella da smartphone, internet e videogiochi e invitandoli a riappropriarsi del proprio tempo e delle vere emozioni che danno valore alla vita.
Successivamente è stato trattato il tema dell’informazione all’epoca del digitale a cura della dott.ssa Giovanna Longobardi, giornalista, che ha descritto le differenze tra giornalismo tradizionale e quello fatto attraverso la rete, indicando il percorso dalla conoscenza del fatto di cronaca al lancio della notizia e soffermandosi sul fenomeno delle fake news con riferimenti concreti ad avvenimenti di grande attualità.
“Il ruolo educativo della scuola oggi non può prescindere dai cambiamenti della società e mira alla formazione delle giovani generazioni di cittadini di questo mondo globale, fruitori attivi e non passivi degli strumenti del progresso, capaci di pensare criticamente ed operare consapevolmente “- conclude il Dirigente Scolastico Dott.ssa Teresa Luongo- “ Abbiamo iniziato un percorso che continuerà nelle aule scolastiche e ci auguriamo un sempre più proficuo coinvolgimento delle famiglie e del territorio per incidere  in maniera determinante sulla formazione dei nostri ragazzi.”   

L’Animatore Digitale
                    Prof.ssa Gravante Savina