martedì 13 novembre 2018

Favole per riflettere

 Corsa di Primavera

Nel bosco “Mille Fiori” ogni anno si festeggiava l'arrivo della primavera con corse nei campi, scalate di alberi e scavi di buche.Le lepri avevano sempre vinto ogni corsa e in particolare un leprotto molto snello ed elegante, ma tanto altezzoso. Quell’anno volle partecipare anche la piccola Roberta, una coniglietta un po’ paffutella con una macchietta nera attorno all’occhio blu sinistro. 
Quando iniziò la gara, tutti i leprotti incominciarono a ridere ed Ernesto, il leprotto altezzoso, le disse: “Ma ti sei vista? Sei goffa, dove vuoi andare?” Roberta non rispose e si mise in posizione. Quando iniziò la gara, tutte le lepri corsero davanti a Roberta e così si trovò molto indietro. Ad un certo punto, si sentirono tanti spari. Erano i cacciatori appostati sulla collina che sparavano alle lepri.
Quando Roberta arrivò in quel punto gli spari erano ormai cessati. C’era anche Ernesto, ferito ad una zampa. Roberta, allora, lo prese e lo mise sul suo dorso e gli disse: “Tranquillo Ernesto, ci penso io, ti porterò lontano, al sicuro”. 
Così, scapparono prima che arrivassero di nuovo i cacciatori per raccogliere le lepri uccise.
Chi corre da solo arriva per primo, ma insieme si va più lontano.
Bamundo Anthea  
                                                                                               ID

giovedì 8 novembre 2018


Frammenti di storia
Venerdi 26 Ottobre ci siamo recati a Caserta presso la Reggia per visitare la mostra fotografica nazionale “Frammenti di storia”. La mostra ripercorre la storia d’Italia attraverso le immagini della polizia scientifica. Ci siamo ritrovati dinanzi alle foto cruciali della nostra storia dal 1903 al 2018. Ad esempio ci sono le foto dell’arresto di Sandro Pertini, dell’omicidio di Giacomo Matteotti, di Falcone e Borsellino. Oltre alla collezione fotografica, molto interessante, alla mostra era presente il Forensic Fullback che è un veicolo dotato delle più moderne tecnologie e usato per le  scene del crimine più complesse. La polizia scientifica, che proprio quest’anno compie 115 anni, è fondamentale per le indagini e grazie al lavoro dei suoi numerosi esperti, costituisce un’eccellenza al servizio dei cittadini. Oltre alle tecnologie più tradizionali, gli esperti oggi sono dotati di una serie di tecnologie ultramoderne come il teatro del crimine virtuale di cui ci ha parlato un agente accanto al Forensic Fullback. La parte che mi ha colpito maggiormente è stata la visione delle foto esposte perché penso che costituiscono uno strumento importante per la nostra memoria e sarà interessante ritrovarle nel nostro libro di storia.

Russo Alessio Michele 
III D

sabato 3 novembre 2018

4 Novembre 2018

I percorsi della memoria:

 Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale

Festa dell'Unità d'Italia e delle Forze Armate

In occasione della commemorazione del centenario della fine della Grande Guerra, ricordiamo i sacrifici di tanti italiani che hanno sacrificato la loro vita in nome dei valori della patria e della libertà. Ricordiamo, come stabilisce l'articolo 11 della nostra Costituzione che "l'Italia ripudia la guerra come mezzo di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo per dirimere le controversie internazionali". L'esperienza catastrofica delle due guerre mondiali, infatti, con il suo bilancio di vittime ( morti, invalidi, feriti nel corpo e nell'animo) mostrò a tutti la necessità di un impegno per la costruzione di un mondo di pace.
Gli alunni della classe III D, nello scorso anno scolastico, si sono cimentati nella scrittura di lettere, immedesimandosi nei protagonisti della grande Guerra, mettendosi nei panni di soldati e crocerossine, uomini e donne comuni che hanno vissuto l'atrocità e la brutalità della guerra, raccontando le giornate, la paura, le emozioni, le sofferenze, la nostalgia degli affetti familiari.


martedì 30 ottobre 2018


Manifestazione "Libriamoci"


Tutte le scuole d’Italia quest’anno hanno partecipato ad un progetto, intitolato “Libriamoci 2018” che ha come scopo quello di sviluppare nei ragazzi il piacere della lettura.
Al giorno d’oggi molti ragazzi italiani leggono solo per dovere e non per il piacere della lettura e della conoscenza in sé.
“Libriamoci” allora vuole far sì che ciò non accada e far nascere in noi ragazzi l’amore per la lettura.
La Scuola Media “G.Pascoli” è una delle tante scuole italiane che ha partecipato a questa iniziativa. La scuola, in occasione di questo progetto, ha organizzato un incontro con tutti gli alunni delle classi prime con una scrittrice di Caserta, Marilena Lucente.
Per accogliere al meglio la scrittrice, le classi hanno disegnato cos’era per loro la lettura, perché è così importante e così bello leggere.
C’era chi ha disegnato una nave, chi un libro a forma di nave e chi dei fiori, ma tutti rappresentavano la bellezza della lettura a modo loro.
Gli alunni hanno anche fatto dei libricini tascabili dove hanno scritto cos’era per loro un libro ma soprattutto cosa suscitava in loro leggere. Questi poi sono stati regalati alla scrittrice.
Quando è arrivato il giorno dell’incontro, ci siamo riuniti nell’atrio della scuola per accogliere l’autrice.
Al suo arrivo, la nostra Preside ci ha parlato di lei, della necessità di leggere e del piacere che dona.
Successivamente, la parola è passata alla scrittrice, la quale, dopo aver approvato tutto quello che aveva detto la nostra Dirigente, ci ha raccontato  la storia di un libro che aveva letto e che le era piaciuto molto. Una storia di tre detenute che scrivevano una lettera ciascuna alle figlie sulle cartine delle sigarette perché non avevano fogli.
Il racconto ci ha dato un importante insegnamento : anche la minima cosa può accontentare una persona cara.
Dopo, alcuni ragazzi hanno letto un racconto di un libro che dovranno leggere durante l’anno e che insegna a non giudicare una persona solo dall’aspetto  fisico.
Alla fine hanno ringraziato la scrittrice e le hanno regalato i libri tascabili dei bambini e un mazzo di fiori.
Questo incontro mi è piaciuto molto ed ho partecipato volentieri perché amo leggere lo faccio da quando frequentavo la seconda elementare.
Leggere è per me un meraviglioso viaggio nella fantasia e mi fa compagnia quando sono solo.
Alessio Santantonio
 ID

Il giorno 26 ottobre 2018 abbiamo incontrato nella nostra scuola la scrittrice Marilena Lucente per il progetto “Libriamoci 2018”, un progetto educativo che prevede delle giornate di lettura nelle scuole d’Italia.
La scrittrice ci ha spiegato come è nata la su passione per la scrittura: una passione nata sin da quando era piccola. Infatti da bambina amava tanto scrivere fino a quando non si è trasformata in una vera passione. Ci ha raccontato alcuni episodi della sua vita che lei ha scritto nel suo libro.
Un giorno stava al mare con sua sorella e mentre giocavano con le bambole, queste ultime caddero in mare. Loro erano molto tristi perché tenevano a quelle bambole come sorelle.
Quando il loro padre si tuffò in mare per recuperare le bambole sul loro viso tornò di nuovo il sorriso.
Un’altra storia che ci ha raccontato è quella che riguarda i suoi nipotini di quando li vide salire a piedi nudi su un albero. La scrittrice descrive quei piedini così piccoli, grinzosi, spelacchiati, ma carinissimi.
Infine abbiamo fatto delle domande alla scrittrice che ci ha risposto con tanta gentilezza.
E’ stata una giornata molto bella e interessante e spero ci saranno altri incontri sui libri nel corso dell’anno scolastico.
Lagnena Asia 
I D

lunedì 15 ottobre 2018

11 Ottobre 2018 #Orangerevolution

I nostri lavori: classe III D

Tema del 2018: With Her: A Skilled GirlForce
Il 19 dicembre 2011, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato l'11 Ottobre Giornata internazionale della bambina, per riconoscere i diritti delle ragazze e le sfide uniche che le ragazze affrontano in tutto il mondo.
L'International Day of the Girl Child focalizza l'attenzione sulla necessità di affrontare le sfide che le ragazze devono affrontare e per promuovere l'emancipazione delle ragazze e il rispetto dei loro diritti umani.
Si è parlato sempre di bambine obbligate dalla famiglia a sposarsi e a subire violenze domestiche e che non hanno il diritto di avere un vita normale.
Le adolescenti hanno il diritto ad una vita sicura, istruita e sana, non solo durante questi anni formativi critici, ma anche quando maturano diventando donne. Se sostenute efficacemente durante gli anni dell'adolescenza, le ragazze hanno il potenziale per cambiare il mondo. Un investimento nella realizzazione del potere delle ragazze adolescenti conferma i loro diritti oggi e promette un futuro più equo e prospero, in cui metà dell'umanità è un partner alla pari nella risoluzione dei problemi del cambiamento climatico, dei conflitti politici, della crescita economica, della prevenzione delle malattie e nell'impegno per la sostenibilità globale.
Negli ultimi 15 anni, la comunità globale ha compiuto progressi significativi nel miglioramento della vita delle ragazze durante la prima infanzia. Dal 2015, le ragazze nel primo decennio di vita hanno avuto maggiori probabilità di iscriversi alla scuola primaria, ricevere vaccinazioni e hanno avuto meno probabilità di soffrire di problemi di salute e nutrizione rispetto alle generazioni precedenti. Tuttavia, vi sono stati investimenti insufficienti nell' iniziare  le sfide che le ragazze devono affrontare quando entrano nella seconda decade della loro vita. Ciò include l'ottenimento di un'istruzione secondaria e superiore di qualità, la prevenzione del matrimonio infantile, la ricezione di informazioni e servizi relativi alla pubertà e alla salute riproduttiva e la protezione da gravidanze indesiderate, malattie sessualmente trasmesse e violenze di genere. La strada è ancora lunga ma passo dopo passo si può migliorare.

 Classe III D



Giornata Europea delle lingue



Il Consiglio d’Europa ha istituito per il 26 settembre la giornata europea delle lingue. In tutta Europa infatti, vengono organizzati molteplici eventi in occasione della giornata, eventi per bambini, programmi televisivi e in radio, conferenze. 
Ma riflettiamo…Qual è l’importanza del linguaggio verbale?Sicuramente la prima cosa da dire è che  il linguaggio è una caratteristica di ogni essere vivente.Anche gli animali comunicano tra di loro e trasmettono segnali a noi umani.
Poi abbiamo il linguaggio verbale che è una caratteristica solo dell’essere umano. Al mondo esistono tante lingue diverse, ma non possiamo sicuramente dire che una sia più importante di un’altra, semplicemente può essere più diffusa. Successivamente aggiungerei che tutte hanno la stessa funzione, ovvero quella di rispondere al bisogno umano per comunicare. Quest’ultima parola è molto importante e utile per l’essere umano e soprattutto possiamo farlo in tanti modi. Il modo universale per comunicare sono i gesti, che possono avere delle piccole variazioni tra le varie culture, ma sono sempre simili, spesso universalmente riconosciuti. Un altro modo per comunicare sono i suoni, per esempio, il pianto di un neonato ha lo scopo di farci capire che ha bisogno di qualcosa, come del cibo, dell’acqua,di affetto…
Ma andiamo nei dettagli; a cosa serve realmente la lingua? 
La lingua serve a trasformare i pensieri in parole. Facendo un esempio molto elementare, è come quando siamo ad un’interrogazione e pensiamo alla risposta della domanda che ci viene posta. Una volta fatto ciò diciamo al professore il nostro pensiero e lui ci dice se è corretto o meno. La lingua ci serve per comunicare idee, pensieri…Ciò è molto importante quando facciamo un lavoro di gruppo; quindi serve a saper parlare ed esprimere le nostre opinioni. La lingua serve anche a esprimere sentimenti,emozioni.
Adesso ho deciso di aggiungere qualche curiosità al testo…E’ incredibile, ma nella sola Londra si parlano 300 lingue diverse. Il 56% dei cittadini europei parla una lingua diversa dalla propria lingua madre, il 28% padroneggia due lingue straniere, il 38% sa l'inglese, il 14% sa il francese o il tedesco. Il tipico europeo che parla più lingue è uno studente, un manager o è nato in un paese la cui lingua è diversa da quella dei genitori. Vorrei adesso esprimere una mia riflessione finale: penso che questa giornata sia molto importante e bella con tutti gli eventi che vengono realizzati per cogliere l’occasione di radunare le persone e far scoprire nuove lingue e raccontare storie. Ma soprattutto per far capire che la lingua di un determinato paese narra tutta la sua cultura, le sue tradizioni, insomma il suo passato.
Volevo infine citare la frase di George Stainer che dice: 
Quando una lingua muore, il modo di intendere il mondo, il modo di guardare il mondo, muore insieme ad essa”.
Scialla Claudia 
III D


sabato 9 giugno 2018

Che cosa resta di un anno scolastico


Che cosa resta di un anno scolastico? Ci vuole coraggio per certe domande.
Riassumere in poche battute quello che accade nel vorticoso spazio di 200 giorni è impossibile. Basta un anno scolastico perché ogni studente e ogni docente abbia materia sufficiente per uno o due romanzi. Credo sia la scuola ad avermi costretto a diventare scrittore, altrimenti sarei rimasto schiacciato da tutte le storie che ogni anno mi capita di attraversare, vivere, sfiorare. Scrivere è usare una rete da pesca: ha la sua paradossale forza nei buchi, che lasciano passare l’ovvio della vita, e nei nodi, che trattengono ciò che si nasconde e sfugge sempre. Provo a tirare su le reti: dopo un anno che cosa resta?
.....
Gli eventi ci impastano e dentro di noi siamo alla ricerca del centro che non siamo disposti a negoziare con niente e nessuno, il lievito che, nel mutare continuo delle circostanze, ci permette di dare ampio consenso alla vita senza esserne vittime. È così a 35 anni, figuriamoci tra i 14 e i 18. Ogni anno è una vita in miniatura a quell’età, e quei 200 giorni un’esistenza in carne viva come è la pelle dell’adolescenza, durante la quale il mutamento è la regola e il rifiutare il mondo il suo corollario. Che cosa posso mai accettare, se non riesco ad accettare chi sono neanche per un giorno?

Per questo scrivo di ragazzi nelle mie storie. Il verbo latino adolescere viene da una radice che indica il “portare a compimento qualcosa” e il participio passato di questo verbo latino è adultus. Per diventare adulti bisogna “adolescere” bene. Da adulti poi bisognerebbe mantenere ciò per cui l’adolescenza è fatta: trovare per che cosa valga la pena giocarsi la vita futura, senza compromessi, con quella fame di verità, bellezza e autenticità che è la costante delle centinaia di ragazzi che ho incontrato in questi anni a diverse latitudini del nostro Paese.

Quando ci decideremo a rinnovare il paradigma che interpreta le età della vita come compartimenti stagni da superare e chiudersi alle spalle? Quando cominceremo a raccontare la vita come continuum in cui le età si mescolano continuamente e ritornano, soprattutto quando alcune fasi sono state trascurate? Solo così trasformeremo l’adolescenza da una malattia ad una possibilità, l’adolescente da oggetto da risolvere a soggetto capace di creare. Ma questa è un’altra storia.

Che cosa resta di quest’anno? Voti? Interrogazioni? Compiti? Programmi? Scartoffie? Note? Tutto questo lo laveranno via le prime settimane di vacanze. Quello che resta è invece la solita umile, usata, difficilissima arte di vivere: quanto sono cresciuto nell’amore ai miei colleghi e ai miei studenti?

Purtroppo non ha memoria la vita se non dell’amore declinato nelle sue molteplici e quotidianissime forme: quanto tempo dedicato a quella lezione per raccontarla proprio a quegli studenti, diversi da quelli dell’anno prima? Quanto tempo trascorso con un collega in cerca di strategie migliori per la la loro crescita? Quanto tempo dedicato al quaderno con una pagina per ogni alunno con su scritti i punti forti e i punti deboli, per aiutarlo a superare i secondi grazie ai primi? Quanto tempo speso con ragazzi al di fuori dall’ora di lezione? E quanto tempo perso a sparlare e demolire?

Qualche giorno fa, in un momento di sconforto burocratico, ho formulato una legge: somma il numero di ore impiegate a parlare dei e con i ragazzi, sottrai il numero di ore dedicate a compilare carte e registri. Il risultato, spesso purtroppo negativo, è la scuola italiana.
E che cosa resterà di una scuola così? Quelle riunioni, quelle scartoffie? Non credo, nessuno vive e lavora per queste cose. Resteranno le vite dei ragazzi e le nostre, mutate e maturate con le loro, per un più pieno compimento nostro e loro.

Spesso ho sentito dire da alcuni colleghi che noi siamo seminatori di dubbi. Io preferisco dire seminatori di domande. Ma prima dobbiamo trovare il coraggio di porle a noi stessi: che cosa resta di quest’anno?
Alessandro D'Avenia
La Stampa, 14 giugno 2012