Rivista d'informazione dell'Istituto "Moro- Pascoli" Casagiove Progetto "Giornal@scuola"
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sabato 30 novembre 2019
venerdì 25 ottobre 2019
Anno scolastico 2019-2020
"Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze"
11 Ottobre 2019
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| Pari opportunità- Word art realizzata da Ivanna Olecksiuk |
I fiori, la vita. Tutto è collegato.
E se in questa vita si aggiunge un fiocco?
Il fiocco,
scegliamo il colore.
Il rosa per la donna,
l'azzurro per i maschi.
Questo colore ci accompagna
fino a quando cresciamo.
Se credete che non ci sia il male,
sia solo tradizione...
Avete ragione.
Se un bambino
gioca con le bambole,
se una bambina gioca con il pallone
non ostacoliamo
i sogni loro.
Oggi noi diciamo no
diciamo no agli stereotipi
sia maschili,
sia femminili,
diciamo sì,
diciamo sì ad avere diritti uguali.
Classe II D
Classe II D
giovedì 28 febbraio 2019
Violenza contro le donne
Il problema della violenza sulle donne nella società può manifestarsi in diverse tipologie: la violenza fisica e quella psicologica. La violenza fisica è quella più evidente e si manifesta con un comportamento aggressivo verso la donna, con le botte, schiaffi, percosse, calci, che poi possono diventare lividi, che molto spesso la donna cerca di nascondere dicendo le bugie: sono caduta dalle scale, sono inciampata …
L’altro tipo, quello psicologico, è meno evidente ma non meno pesante. Si manifesta con insulti, minacce e addirittura si arriva alla vera e propria persecuzione.
La maggior parte delle violenze sulle donne avviene nell’ambito familiare e si manifesta sia nelle classi basse sia nelle classi alte; questo fenomeno, quindi, è trasversale, e spesso la violenza si nasconde dove meno te lo aspetti.
Spesso, a compiere l’azione sono le persone che la vittima conosce molto bene: i mariti o ex mariti, che magari non accettano la fine di un matrimonio, oppure i fidanzati o ex fidanzati che non accettano la fine di una relazione o corteggiatori respinti. Quando accadono queste cose la donna cerca di nascondersi, isolarsi dagli altri e lo nega a sé stessa, pensando che la situazione si possa risolvere mostrando l’amore ed essere paziente, e spesso lo fanno per i figli. A questo punto io mi chiedo: “ Vale la pena fare questo sacrificio?”. I bambini che assistono ad episodi di violenza di certo non vivono una situazione serena, anzi, soffrono e le conseguenze rimarranno per tutta la vita.
Sono molte le donne che si recano all’ospedale e non denunciano, e i casi di femminicidi in Italia sono tantissimi; solo nel 2018 sono state uccise 107 donne.
Non è facile denunciare. Infatti, le donne spesso non denunciano perché hanno paura, oppure perché provano affetto per quella persona. La donna per denunciare, prima deve ammettere che ha un problema, deve palarne con qualcuno, per esempio con un medico e poi rivolgersi alla polizia o chiamare il telefono rosa.
Sono una ragazza, ho tredici anni, e voglio lanciare a tutte le donne un messaggio, cioè quello di non arrendersi mai e di combattere contro la violenza sulle donne e denunciare gli uomini che non hanno rispetto nei confronti delle donne, perché alla fine, è grazie alle donne che sono al mondo
Oleksiuk Nadiia
mercoledì 5 dicembre 2018
Giornata della diversabilità
Il 03/12/2018 si è svolta la giornata della diversabilità presso l’Istituto Comprensivo "Moro Pascoli”. In codesta manifestazione i ragazzi delle seconde, con entusiasmo ed impegno, hanno esposto le proprie riflessioni riordinandole in un power point. Ogni classe ha lavorato su un tema specifico ( il film Wonder, le barriere architettoniche, le paralimpiadi…). La giornata ha avuto inizio alle ore 11:00 con il discorso del Sindaco e dei docenti; successivamente ogni classe ha presentato il proprio lavoro. Abbiamo avuto il piacere di conoscere molti ospiti tra cui la signora Adele Di Gioia, accompagnata dai rappresentanti dell’associazione A.N.I.E.P. Per concludere la giornata in bellezza e spensieratezza, i ragazzi delle seconde hanno cantato “Vengo anch’ io" di Enzo Jannacci modificandone il testo secondo l’ argomento trattato.
Fino ad ora non abbiamo mai riconosciuto il nostro essere fortunati, ma grazie a questa esperienza, abbiamo compreso le difficoltà che i diversamente abili affrontano ogni giorno.
Noi tutti siamo unici e irripetibili.
Speriamo in futuro di partecipare ad altre manifestazioni simili in modo tale che tutti possano capire e comprendere il vero messaggio che questa giornata vuole trasmettere.
LA DIVERSABILITA’ NON E’ UN LIMITE MA UN VALORE.
SCRITTO E IDEATO DA: Giorgia Russo, Giorgia Marino, Maddalena Del Monaco, Antonella Menditto -
2 G
martedì 20 novembre 2018
Giornata dei diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza
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| Manifestazione Plesso Pascoli |
20 Novembre 2018. Sono trascorsi 29 anni dal lontano 1989, anno in cui è stata sottoscritta la Convenzione Internazionale dei diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza.
Purtroppo, a distanza di tanto tempo, gli obiettivi di questo documento non sono stati ancora raggiunti e in ogni parte del mondo si assiste alla violazione dei diritti sanciti nelle carte internazionali.
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| Diritto al gioco- Plesso Caruso |
Il nostro Istituto anche quest'anno ha organizzato attività didattiche ed iniziative in tutti i plessi per approfondire la tematica dei diritti dei bambini e delle bambine. Gli alunni, guidati dalle loro insegnanti, hanno analizzato gli articoli della Convenzione e si sono cimentati in attività laboratoriali, lavorando in gruppi, per esprimere le loro riflessioni attraverso tutti i canali comunicativi.
Molto interessante il contributo delle associazioni che collaborano con la scuola, che sono intervenute dimostrando l'impegno diretto del volontariato nel sociale e il valore vero del concetto di "cittadinanza".
Di grande impatto l'intervento dell'Ing. Giuseppe Vozza, rappresentante dell'Agesci, che ha raccontato le pagine più significative dell'esperienza vissuta la scorsa estate dai ragazzi scout di Casagiove in Senegal, mostrando le foto scattate dai ragazzi stessi. Un'esperienza unica, che ha visto coinvolti tanti ex alunni della scuola e che ci è sembrata particolarmente utile alla crescita personale delle giovani generazioni.
Concludiamo augurandoci che queste iniziative possano rappresentare un piccolo passo sulla strada della consapevolezza e dell'impegno responsabile, in modo da far sì che le leggi non siano solo documenti su carta ma vengano realizzate con pienezza.
Prof.ssa Gravante Savina
venerdì 16 novembre 2018
Convenzione dei diritti dell'Infanzia
Art. 19: “Nessuno dovrebbe farti
del male in nessun modo. Gli adulti dovrebbero assicurarsi che tu sia protetto da abusi, violenze o
negligenze. Nemmeno i tuoi genitori hanno il diritto di
farti del male.”
Nell'articolo 19
vengono adottate tutte le misure legislative, sociali ed educative per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza,
brutalità fisica o mentale, di abbandono o di negligenza, di
maltrattamento o sfruttamento da parte di adulti, genitori, tutori o estranei.
Questo articolo
è molto chiaro: gli adulti dovrebbero garantire a noi bambini un’infanzia serena e felice e proteggerci.
Molte volte non è così; sono proprio gli adulti a far del male ai bambini con violenze fisiche o mentali, sfruttandoli nel lavoro,
rubando loro la spensieratezza e la gioia.
Molte volte si pensa che le violenze possano essere commesse solo da
persone estranee, invece molto spesso vengono commesse da persone che frequentano il
bambino.
La violenza psicologica non lascia segni come lividi, segni di schiaffi
, ma lascia dei segni che fanno più male di pugni e
schiaffi e restano nell'anima.
La violenza peggiore, secondo me, è la violenza dei genitori sui propri
figli, perché non capisco come un genitore possa picchiare il proprio figlio,
fino a farlo star male.
Le vittime di violenza hanno tutti lo stesso atteggiamento: spesso
rimangono in silenzio per paura delle conseguenze e addirittura provano senso di colpa per
quello che è accaduto.
Ritengo che questa Convenzione sia stata ed è utilissima per salvare i
poveri bambini che soffrono di maltrattamenti di qualunque tipo. Per aiutare il
bambino a parlarne e farlo sentire al sicuro sarebbe
opportuno creare degli spazi nelle
scuole per degli psicologi, in modo che il bambino possa
aprirsi e superare le sue paure.
Classe ID
lunedì 15 ottobre 2018
11 Ottobre 2018 #Orangerevolution
I nostri lavori: classe III D
Tema del 2018: With Her: A Skilled GirlForce
Il 19 dicembre 2011, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato l'11 Ottobre Giornata internazionale della bambina, per riconoscere i diritti delle ragazze e le sfide uniche che le ragazze affrontano in tutto il mondo.
L'International Day of the Girl Child focalizza l'attenzione sulla necessità di affrontare le sfide che le ragazze devono affrontare e per promuovere l'emancipazione delle ragazze e il rispetto dei loro diritti umani.
Si è parlato sempre di bambine obbligate dalla famiglia a sposarsi e a subire violenze domestiche e che non hanno il diritto di avere un vita normale.
Le adolescenti hanno il diritto ad una vita sicura, istruita e sana, non solo durante questi anni formativi critici, ma anche quando maturano diventando donne. Se sostenute efficacemente durante gli anni dell'adolescenza, le ragazze hanno il potenziale per cambiare il mondo. Un investimento nella realizzazione del potere delle ragazze adolescenti conferma i loro diritti oggi e promette un futuro più equo e prospero, in cui metà dell'umanità è un partner alla pari nella risoluzione dei problemi del cambiamento climatico, dei conflitti politici, della crescita economica, della prevenzione delle malattie e nell'impegno per la sostenibilità globale.
Negli ultimi 15 anni, la comunità globale ha compiuto progressi significativi nel miglioramento della vita delle ragazze durante la prima infanzia. Dal 2015, le ragazze nel primo decennio di vita hanno avuto maggiori probabilità di iscriversi alla scuola primaria, ricevere vaccinazioni e hanno avuto meno probabilità di soffrire di problemi di salute e nutrizione rispetto alle generazioni precedenti. Tuttavia, vi sono stati investimenti insufficienti nell' iniziare le sfide che le ragazze devono affrontare quando entrano nella seconda decade della loro vita. Ciò include l'ottenimento di un'istruzione secondaria e superiore di qualità, la prevenzione del matrimonio infantile, la ricezione di informazioni e servizi relativi alla pubertà e alla salute riproduttiva e la protezione da gravidanze indesiderate, malattie sessualmente trasmesse e violenze di genere. La strada è ancora lunga ma passo dopo passo si può migliorare.
Classe III D
sabato 21 aprile 2018
Il ruolo della donna
nella storia e nella società
La donna nel passato era ai margini della società, senza
potere di scelta di alcun tipo .
La donna rimaneva molto tempo in casa e senza cultura o al
massimo quella insegnatale dalla madre ; secondo le culture antiche la donna
aveva il ruolo predefinito di moglie e madre. Durante la rivoluzione francese Olympie De Gouges chiese
la Dichiarazione dei diritti della donna
e della cittadina, che però, nonostante il clima di cambiamento iniziato con l'Illuminismo, fu respinta. Nell’ epoca moderna ci furono numerose lotte
per l’emancipazione, ossia per ottenere uguaglianza e pari dignità in famiglia e sul lavoro, la partecipazione politica con il diritto voto.
Durante la prima guerra
mondiale ci furono dei cambiamenti dal punto di vista sociale, dato che gli
uomini erano a difendere la patria e combattevano nelle trincee, le donne presero il posto degli uomini iniziando a svolgere lavori finora soltanto maschili ed iniziando a desiderare di avere un ruolo più attivo nella società. Durante il secondo conflitto
mondiale per la liberazione dal nazifascismo, ricordiamo la partecipazione delle donne, che nella Resistenza ebbero il ruolo di staffette cioè il ruolo di portare armi e
lettere, viveri ed informazioni. Nel 1946 ci fu l’ emarginazione
femminile dei diritti politici in Italia ed un po' alla volta ottennero anche i diritti civili, in particolare il diritto
familiare , quello di chiedere il divorzio e il diritto di scelta tra continuare
ad avere il feto nel proprio grembo e quindi portare avanti una gravidanza o
abortire .

Oggi le condizioni della donna non sono delle migliori nei paesi
progrediti dato che spesso la donna viene considerata un oggetto, sempre più spesso subiscono violenza domestica ed avvengono
femminicidi e anche dal punto di vista lavorativo c’ è ancora difficoltà nella parità con gli uomini.
Invece, nei
paesi in via di sviluppo a tante bambine e ragazze viene negato il diritto all’ istruzione a causa dello sfruttamento minorile, molte
bambine vengono obbligate ai matrimoni combinati e quindi le spose
bambine sono in aumento.
Gemma Castelluzzo 1E
sabato 14 aprile 2018
Armi in mano ai minori
La maggioranza ha un’età compresa tra i quindici e i diciotto anni, ma ci
sono anche reclute di dieci, dodici anni e la tendenza è verso un
abbassamento dell’età. Sono i cosiddetti “bambini-soldato”, con in mano un
mitra leggero, anziché un giocattolo o un libro di scuola, costretti a
combattere, agli ordini di fanatici e criminali, nei tanti conflitti
interetnici che devastano alcuni Paesi poveri del cosiddetto Terzo Mondo.
Triste realtà di tante guerre “dimenticate”, poiché poco o nulla di esse
trapela dai mezzi di comunicazione di massa, impegnati a trasmettere notizie
riguardanti conflitti, come quello, fino a qualche anno fa, in Iraq, dove
notevoli erano gli interessi economici in gioco, soprattutto delle potenze
occidentali. Così non tutti sanno che da tempo si combattono guerre
sanguinose in Paesi già falcidiati dalla miseria e dalle epidemie, in un
terribile circolo vizioso che distrugge risorse umane e materiali. E’ in questi
Paesi che il numero dei bambini-soldato cresce a dismisura. Nell’ultimo
decennio in venticinque Paesi del mondo è stata registrata la partecipazione a
conflitti armati di bambini e ragazzi al di sotto dei sedici anni. Per la
maggior parte si tratta di Paesi del continente africano: Uganda, Etiopia,
Ruanda, Burundi, Somalia, Sudan, Liberia, Congo, Sierra Leone. Alcuni minori
sono soldati a tutti gli effetti: prendono parte attivamente alle
azioni dei guerriglieri, aventi come obiettivo principale la distruzione dei
villaggi, dei raccolti e delle mandrie. Altri sono utilizzati
come “portatori” di munizioni e alimenti, ma la loro vita non è certo meno
dura e meno a rischio. Alcuni sono regolarmente reclutati dall’esercito del
loro Paese, altri fanno parte di gruppi armati che si oppongono ai governi in
carica; ma, in entrambi i casi, sono esposti ai pericoli dell’uso delle armi e
della guerra, trattati brutalmente e puniti anche in modo estremamente severo.
A titolo di esempio, è il caso di citare il comportamento, originale nella sua
drammaticità, del Lord’s Resistance Army (LRA), l'”Esercito di
resistenza del Signore” (nella denominazione c’è quindi un riferimento
religioso), che agisce nel nord dell’Uganda, nell’ambito della guerriglia che
da oltre un decennio vi imperversa. Ebbene, l’Lra, anziché reclutare i
bambini-soldato, li rapisce dai villaggi e li inquadra nei propri ranghi sotto
minaccia di morte, rendendosi pertanto responsabile di un doppio crimine:
rapimento dei minori e sfruttamento degli stessi a scopi bellici.
Tanti suoi combattenti hanno dai dieci ai dodici anni, spesso sono storditi da
droghe e violenze e, per questo, si dice, capaci di grande ferocia nelle azioni
di guerra. Quali sono le cause del triste fenomeno dei bambini-soldato? In
primo luogo, bisogna considerare che, nel corso degli anni, è cambiata la
natura della guerra, diventata oggi prevalentemente etnica e religiosa. Essa
viene combattuta senza alcun rispetto delle norme che regolavano i conflitti
del passato, ad esempio quelle della Convenzione di Ginevra, quindi con
maggiore rischio per la popolazione civile, bambini compresi. Uno studio
dell’Unicef, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per la difesa dell’infanzia,
ha rilevato che il 90% delle vittime dei conflitti interetnici che si
combattono oggi nel mondo sono civili, mentre all’inizio del Novecento tale
percentuale era solo del 5%.
In secondo luogo, l’uso di armi automatiche e leggere ha reso più facile
l’arruolamento dei minori che possono maneggiare senza difficoltà mitra e fucili,
proprio come gli adulti. Inoltre, a differenza di questi ultimi, i ragazzi
soldato sono meno esigenti: non chiedono paghe, si fanno controllare e
comandare più facilmente, affrontano il pericolo con incoscienza. Infine, ad
incidere è anche la lunghezza dei conflitti che, se si protraggono
negli anni, richiedono l’esigenza di nuove reclute per rimpiazzare le perdite.
E allora, per accelerare i tempi, si ricorre ai giovanissimi: in questo modo,
si evadono le procedure normali di reclutamento, anche perché i minori
spesso sono sprovvisti di documenti che ne dichiarino l’età. Per quanto
concerne i ragazzi che, in tanti Paesi del Terzo Mondo, entrano nelle forze
armate come volontari, bisogna dire che la maggior parte lo fa per
necessità, per sopravvivere alla miseria, alla fame, ad una vita in alcuni casi
senza né averi né affetti. Altri, invece, si fanno condizionare dalla cultura
della violenza o trascinare dal desiderio di vendetta per le atrocità viste
commettere contro i loro parenti o la comunità di appartenenza. Una ricerca
condotta dall’ONU ha accertato che la maggior parte dei bambini-soldato è
costituita da individui separati dalle loro famiglie (orfani, vagabondi, figli
di single) o provenienti da precarie situazioni economiche e sociali
(minoranze etniche, ragazzi di strada, rifugiati nei campi-profughi).
Sui bambini-soldato viene esercitata una triplice violenza: fisica,
psicologica e sociale. Nel primo caso, molti muoiono durante i conflitti, altri
restano feriti e/o mutilati; altri ancora cominciano una vita di stenti:
denutriti, contraggono malattie della pelle, respiratorie, infettive
come l’Aids.
Nel secondo caso, le ripercussioni sulla psiche derivano dall’essere
stati autori o testimoni di atrocità, dall’essere stati privati della spensieratezza
e dell’allegria che distinguono l’età della
fanciullezza: incubi ricorrenti e senso
di panico continuano a perseguitare questi individui per molti anni,
anche nell’età adulta.
Tra le conseguenze di carattere sociale ricordiamo, infine, la
difficoltà di ritornare ad una vita normale: ad esempio, inserirsi nuovamente
in una famiglia o costruirsene una propria, rientrare nella comunità di
appartenenza, dedicarsi a una normale attività lavorativa. Tra le grandi
associazioni che si occupano di aiutare bambini troviamo EMERGENCY, il cui
fondatore è Gino Strada che ha realizzato una campagna contro le mine antiuomo
anche comunemente dette “pappagalli verdi”, con cui vengono colpiti in particolare bambini e ragazzi. Li si rende vittime e al tempo stesso protagonisti
della guerra, travolgendoli nell'odio degli adulti. Privati di tutto, vedono il
loro futuro minacciato da un incubo difficile da allontanare. Sono
"BAMBINI in guerra" anche quelli che vengono usati come il sistema
più brutale e disumano per aprire percorsi sicuri in zone minate. Camminando
davanti alle truppe, i bimbi che incappano in una mina, con la loro morte,
eliminano un pericolo per chi passa dopo di loro. Negli ultimi dieci anni sono
morti in guerra due milioni di bambini e quattro milioni sono rimasti
gravemente invalidati. E' una vera e propria strage degli innocenti. E' un
fenomeno che non solo non accenna a diminuire, ma anzi tende a aumentare.
Rossi Marco
Rossi Roberto
III G
venerdì 31 marzo 2017
Oggi 24 marzo 2017 posso esprimere un desiderio! Cosa fareste
se vi dicessi che per un giorno potreste essere tutto ciò che volete. Io oggi
ho l’opportunità di essere chiunque, di vivere nella sua epoca, di realizzare
le sue imprese, di essere in tutto e per tutto, al cento per cento questa
persona e ho scelto di essere Emmeline Pankhurst. Questa donna è stata una combattente, è stata
una lottatrice, è stata colei che ha dato speranza a milioni di donne
sottomesse al proprio marito, ha insegnato alle donne del suo tempo che non
erano degli oggetti e continua a farlo tutt’ora con le sue testimonianze, ha
insegnato alle donne a ribellarsi, a lottare per i propri diritti, ci ha
insegnato a non farci spaventare dalla società, a non fermarci davanti alle critiche
e ai giudizi, ci ha dimostrato che i sogni si possono realizzare, ha insegnato
a noi donne che siamo speciali, che abbiamo il diritto, come gli uomini, di
avere successo, di essere libere, di vivere la vita, la nostra vita, senza che
qualcuno scelga per noi, ci ha insegnato che il mondo sarà sempre contro noi
donne, forse perché ha paura, forse perché siamo migliori, forse perché ci
vuole nascondere, chi lo sa, ma il punto è che a noi donne nulla verrà mai
regalato, che per noi donne non sarà mai semplice riuscire a vivere in libertà,
che noi donne dovremo sempre lottare, sempre sudare, dovremo sempre stringere i
denti e resistere per ottenere ciò che vogliamo. L’ho scelta perché in qualità di “donna” mi vengono negati molti diritti, e mi verranno
ancora negati se non si cambia qualcosa. Ogni giorno ad una donna viene negato
qualcosa, anche una cosa insignificante, ma accade lo stesso, e questo perché
siamo considerate il sesso inferiore, siamo considerate il sesso fragile,
debole, quando in realtà pochi sanno che le donne cercano di essere forti in
ogni singolo momento della loro vita, nascondiamo il dolore, la sofferenza, la
tristezza per tutto ciò che ci viene tolto, per tutto ciò che viene dato di diritto
agli uomini, mentre a noi spetta molto poco. Sembra quasi anormale che una
donna possa avere gli stessi diritti di un uomo, quasi strano che una donna
possa essere migliore di un uomo, che possa essere più brava o più capace, NO.
La donna deve essere servizievole, una brava moglie, una brava madre, ma non
può avere il lavoro da sempre spettato ad un uomo, la donna sarà sempre
inferiore nella mente della società, sarà sempre considerata incapace o poco
professionale, perché noi donne in ciò che facciamo ci mettiamo il cuore e
questo ci fa sembrare troppo sentimentali, troppo coinvolte, ma è solo un modo
per farci sembrare sbagliate, per dimostrare al mondo che l’uomo è migliore,
che l’uomo è il sesso forte. Emmeline Pankhurst ha lottato per questo. Ha
lottato per avere gli stessi diritti dell’uomo, ha cambiato il mondo, anzi ha
rivoltato il mondo, ha stravolto chiunque con i suoi discorsi accesi, con le
sue proteste, con le sue parole per avere ciò che le spettava e spetta a tutte
le donne. Lei era una femminista, anzi la femminista. Ha dato la sua vita per
difendere tutte le sue idee, per denunciare la condizione delle donne, per
denunciare tutti gli uomini che ci hanno fatto del male e che ancora oggi lo
fanno. Ha denunciato tutti coloro che ci hanno considerato una cosa materiale,
una cosa semplice da conquistare. Forse non tutti sanno cosa sia il femminismo,
il femminismo è lottare per i diritti delle donne, ma pian piano sta diventando
sempre più sinonimo di odiare gli uomini, ma la definizione di femminismo è
credere che uomini e donne debbano avere uguali diritti e opportunità. È la
teoria della parità dei sessi in politica, società e nella economia. Le donne
vengono accusate e non identificate come femministe. Abbiamo perso quasi tutto.
Siamo ancora considerate deboli e se qualcosa non cambia, o non si prova a
cambiare ci vorranno più di 75 anni prima che una donna possa aspettarsi di
essere pagata quanto un uomo, per lo stesso lavoro. Nei prossimi 16 anni, ci
saranno 15 milioni di spose bambine, maltrattate da un uomo più maturo,
costrette a stare con un uomo che non amano, strappate all’infanzia, alla
giovinezza, costrette a diventare subito “donne”, pronte al lavoro da mogli e
madri, e la domanda che mi tormenta è perché?
Perché una bambina, in molti Paesi, non ha il diritto
all’istruzione, mentre un bambino si, perché le donne siriane non possono
mostrarsi agli altri se non al loro uomo, e un uomo può fare ogni cosa, può
mostrarsi a chiunque, può vestirsi come vuole.
Perché?
Forse dovremmo, tutti, smettere di definire tutti e tutto, ma
soprattutto noi stessi per ciò che non siamo, ma iniziare a definirci per chi
siamo davvero, per dimostrare che uomini e donne hanno pari qualità e meritano
di avere pari diritti. E se davvero tutti riuscissimo a fare ciò, ognuno di noi
sarebbe sereno, ma soprattutto libero.
Questo è ciò che mi ha insegnato questa donna, questa
femminista. Vorrei sempre riuscire ad essere come Emmeline Pankhurst, riuscire
a rialzarmi dopo ogni caduta, riuscire a non spaventarmi davanti a chi ha
potere, vorrei riuscire a combattere con tutte le mie forze in ciò che credo
senza farmi intimorire, vorrei riuscire ad essere libera di esprimere ciò che
provo e sento, ma soprattutto vorrei essere sicura e consapevole di chi sono e
di cosa voglio fare per cambiare il mondo, per far capire a chiunque che la
donna non è il sesso debole, far capire che non c’è differenza tra uomo e
donna. Durante questa giornata sono stata il capitano delle donne, sono stata Emmeline
Pankhurst.
Tedesco Lavinia
lunedì 20 marzo 2017
Acqua oro blu
Trasparente,
priva di odore e insapore. Sto parlando dell’acqua, del nostro oro blu, un
elemento indispensabile per la vita degli esseri viventi e per tutto il nostro
pianeta. È simbolo primordiale di vita, infatti molti esperti sostengono che
senza acqua non ci può essere vita. L’acqua come tutti gli elementi ha una
formula chimica e la sua è H2O, che significa che nell’acqua ci sono due atomi
di idrogeno e uno di ossigeno, legati tra di
loro. Questa, è forse l’unica formula che ricordiamo meglio, ed è giusto
che sia così. La Terra comprende circa il 70% di acqua e il 30% di terre
emerse. Di circa questo 70%, solo il 3% è acqua dolce, di cui il 2% si trova
nel sottosuolo e tutto il resto è acqua salata, quindi non potabile. La
quantità d’acqua va sempre di più a diminuire, a causa dell’inquinamento,
infatti, in alcune parti del mondo l’acqua è talmente inquinata, che è di
colore marrone e non trasparente,
limpida, come dovrebbe essere in realtà e diventa mezzo di trasmissione di
malattie virali, come il colera o
malattie intestinali che provocano la morte di tante persone, soprattutto bambini, in tante regioni del mondo.
Inoltre,
con tutto lo spreco che ne facciamo ogni giorno, un domani non ci sarà più
acqua potabile, né per chi ne ha tanta, né per chi già non ne ha.
Tutto
ciò attualmente porta alcune Nazioni ad entrare in conflitto, per una cosa che
dovrebbe essere un diritto inalienabile per tutti.
venerdì 17 marzo 2017
Dalla pelle fino al cuore
Il pianto di
un bambino, la cosa più bella e allo stesso tempo più brutta che una persona
possa vedere. Il pianto della vita, di quella vita che inizia a sbocciare, che
inizia a fiorire, a intraprendere un percorso, che inizia a compiere vie
complicate, sbagliate, piene di curve e divieti, quella vita che inizia felice
e all’improvviso diventa triste, strana, divertente e poi ancora sofferente e
dolorante, e poi nuovamente gioiosa.
Il pianto di un bambino, di quel bambino che rende la vita di un uomo ed
una donna stupenda, quel bambino che simboleggia l’unica ragione di vita per
due persone, quel bambino che rappresenta tutto, quel tutto infinito di una
vita spensierata.
Ma è semplice riuscire ad immaginare tutto perfetto e felice,
riuscire a vedere solo le cose belle e mai quelle brutte, riuscire a vedere
solo la gioia e mai la tristezza. Ma cosa accadrebbe se vi dicessi che milioni
e milioni di bambini soffrono, come reagireste se vi dicessi che in Italia più
di centomila bambini l’anno subiscono abusi e violenze? Cosa fareste se vi
dicessi che i primi a nascondere tutto siamo proprio noi, già siamo proprio
noi, gente comune, vicini di casa, persone care che vedono, ma fingono di non
farlo, proprio noi che nascondiamo l’evidenza, che trasformiamo graffi, lividi,
rossori in piccole cose.
È più
semplice riuscire a pensare al pianto della vita, al pianto che mostra la
nascita di un bambino, piuttosto che pensare ad un pianto di dolore, ad un
pianto che lacera, che distrugge.
È più
semplice pensare che ogni genitore ami il proprio figlio, pensare che ogni
singolo bambino al mondo sia protetto, e invece non è sempre così. Già, non è
sempre così!
Non è
semplice, invece, pensare ad un maltrattamento, pensare ad una violenza, ad uno schiaffo, pensare a
quella spensieratezza che viene strappata via ad un bambino, pensare a quella
cintura che lascia tantissimi segni.
E ancor meno
semplice è pensare cosa prova un bambino, un ragazzo nella propria mente che
inizia a disconnettersi, che inizia a cambiare pensiero, che inizia ad
incolparsi.
Finora ho
analizzato solo gli aspetti dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista
psichico? Sappiamo davvero, tutti noi, cosa significa subire violenza
psicologica? Siamo davvero in grado di comprendere come si senta un bambino a
sentirsi dire cose così brutali, così offensive che colpiscono nel profondo? Io
non credo proprio! Non tutti sono in grado di farlo! A malapena siamo in grado
di vedere i segni fisici figuriamoci i segni del cuore, dell’anima. Io credo
che si sentano come in un inferno, in quell’inferno che li blocca, che li piega.
Si sentono colpevoli di un qualcosa in cui loro non c’entrano niente, sono
impauriti, spaventati dall’idea di perdere una persona “cara”, un “genitore” che
li maltratta e che può essere chiamato in qualunque modo, ma mai genitore. Il
genitore è quella persona che ti insegna, che a volte ti dice cose brutte, ma
che poi si pente, il genitore non è cattivo, non è quella persona che ti fa
sentire colpevole, un genitore non viola il tuo corpo, e neanche la tua mente.
Questi genitori sono l’inferno. E sapete cos’è l’inferno? L’inferno è un
bambino sfregiato da fuori verso dentro, dalla pelle fino al cuore!
Lavinia Tedesco
venerdì 3 marzo 2017
Lottare contro la violenza sulle donne
La violenza sulle donne è un fenomeno molto diffuso e conosciuto in tutto il mondo; è nostro dovere lottare per distruggerlo.
Violenza è un termine che indica un atto aggressivo contro un
essere vivente. Secondo i dati dell’ISTAT del 2014, 6 milioni e 788 mila donne
hanno subìto violenza, tra le quali il 20,2% è stata vittima di violenza
fisica, il 21% di violenza sessuale ed il 5,4% di violenze più gravi. I
responsabili delle molestie sono il 76,8% sconosciuti ed il 62,7% da partner
attuali o precedenti. Questi ultimi sono manovrati da un forte sentimento di
gelosia e possessività nei confronti della propria compagna; ciò, li spinge a
reagire in modo violento e aggressivo, diventando veri e propri stalker.
L’esempio più rappresentativo di questo fenomeno è la storia di Lucia Annibali
e del suo ex compagno Luca Varani che fu condannato a 20 anni di carcere per
stalking e tentato omicidio.
Oggi, Lucia Annibali, a seguito del danneggiamento
del suo viso a causa dell’attacco con l’acido, compiuto dai complici di Varani
( Altistin Precetaj e Rubin Talaban ), ha completato gli interventi chirurgici
a cui era continuamente soggetta ; ma nonostante tutto, lei non si arrende mai
e continua ad essere forte. Lucia Annibali lotta, lotta e vince.
Oggi, Lucia Annibali, a seguito del danneggiamento
del suo viso a causa dell’attacco con l’acido, compiuto dai complici di Varani
( Altistin Precetaj e Rubin Talaban ), ha completato gli interventi chirurgici
a cui era continuamente soggetta ; ma nonostante tutto, lei non si arrende mai
e continua ad essere forte. Lucia Annibali lotta, lotta e vince.
In memoria di tutte le donne che hanno subìto violenze
fisiche o psicologiche, l’8 marzo 2017, giornata internazionale della donna,
l’associazione ASD Family Basket Caserta Squadra Femminile, organizza un
concorso fotografico, chiamato “Io lotto non solo l’8”, per protestare contro
la violenza sulle donne, con il motto “scatta e dici NO!”. L’istituto Comprensivo Moro-Pascoli
di Casagiove, ispirato a questo concorso, decide di organizzare una mostra
fotografica, ( visibile a tutti ), con immagini realizzate dagli alunni delle classi III C, IIIF, IIIG e III E, che lottano per i diritti delle donne. Con questo evento, la
scuola secondaria di primo grado insegna ai giovani il concetto di non-violenza
e a crescere ed a comportarsi in modo corretto e rispettoso nei confronti di
chiunque.
Bottone Lara
LA CONDIZIONE DELLA DONNA NEL MONDO
La condizione della donna è sempre stata caratterizzata da una situazione di inferiorità sia sul piano sociale che giuridico e politico.

Discriminazione: un trattamento non
paritario attuato nei
confronti
di un
individuo in virtù della sua appartenenza a una particolare categoria. Sono
proprio le donne a subire questo trattamento.
Soprattutto in paesi come quelli
musulmani, loro sono considerate inferiori ( in famiglia, in lavoro e in
società ). In molti paesi del mondo ancora oggi la donna non può non solo viaggiare all’ estero senza permesso di un parente
maschio, ma addirittura uscire di casa se non con il permesso del padre o del marito.
Per non parlare del diritto all'istruzione.... In molte nazioni del mondo le bambine non possono
andare a scuola a differenza dei coetanei maschi per questioni legate alla cultura ed alla tradizione, che vede la figura femminile relegata in casa, ma anche per la povertà, l'ignoranza, il pregiudizio, oltre che per i pericoli legati alle situazioni di conflitto o terrorismo o a strade ben poco sicure da percorrere.
Ricordiamo la lotta dell’attivista pakistana, Malala, per i diritti delle donne e delle
ragazze.

Le discriminazioni nei confronti dell'universo femminile hanno molteplici sfaccettature e si manifestano in molti modi. La politica del figlio unico in Cina, da poco tempo abolita, era uno di questi. siamo tanti, troppi, allora che si fa? Si chiede alle famiglie di mettere al mondo un solo figlio altrimenti si andrà incontro al pagamento di forti tasse. così per decenni le famiglie cinesi si sono trovate di fronte ad un dilemma.
I futuri genitori facevano l’ecografia e vedevano che era una
femmina... no, meglio un figlio maschio... e chiedevano di intervenire con l’aborto.
Altri
casi sono le donne in Africa, vittime
della povertà e di violenze tribali e religiose. Donne che vogliono un letto per proteggere la
propria famiglia, donne che chiedono la garanzia di poter portare avanti una gravidanza in buone condizioni di igiene, di poter partorire in sicurezza in strutture con dei medici, di usufruire di vaccini per i
propri figli che muoiono ogni 20 secondi perché non li fanno. Grazie ad alcune associazioni la condizione di tante donne nel mondo sta migliorando, ma la strada è ancora lunga e necessita di interventi da parte di tutti. E' nostro dovere garantire questi diritti inalienabili alle donne di tutto il mondo, non possiamo far finta che queste cose non esistano e non possiamo ricordarci delle donne solo un giorno all'anno, solo l'otto Marzo.
La festa delle donne è il giorno
delle celebrazione per le conquiste dei diritti sociali, politici ed economici delle donne, le cui origini si fanno risalire al lontano 1908, quando le operaie dell’industria
tessile Cotton protestarono per le condizioni in cui
lavoravano e l’8 marzo il proprietario chiuse le porte della fabbrica con loro dentro.
Successivamente fu proposta questa data oggi festeggiata.
La
donna oggi è lavoratrice e cittadina,
contribuisce in maniera rilevante al progresso della società
contribuisce in maniera rilevante al progresso della società
Alessia Sala
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