venerdì 18 maggio 2018


IL DONO DELL’ OSPITALITA’ PER I GRECI

Nell’ Odissea

Nell’ Odissea, poema epico della tradizione greca che narra le avventure di Ulisse (dal greco Odisseo, da cui prende il nome il poema), nel canto in cui si parla dell’ incontro tra Polifemo e Ulisse vi è nominato un dono che, quando Ulisse entra nella grotta di Polifemo vuole ricevere dal Ciclope, il “dono degli ospiti”. A questo punto quando torna il gigante dopo aver acceso il fuoco gli chiede : “O stranieri, chi siete? E da dove navigate per le vie del mare? Siete forse mercanti? Oppure navigate alla ventura rischiando la vita come pirati?”. Disse così Polifemo e Ulisse gli rispose che erano soldati di Agamennone in ritorno dalla guerra di Troia e che volevano ricevere i doni degli ospiti, che spettano a tutti gli ospiti per volere di Zeus e di tutti gli altri dei. Polifemo dice di non teme gli dei e che i Ciclopi sono molto più potenti di loro. A questo punto Polifemo chiede ad Ulisse dove aveva ancorato la sua nave e Ulisse capendo le sue intenzioni disse che la nave era stata distrutta da Poseidone dio del mare.

Valore dell’ ospitalità per i Greci

Nell'Odissea, poema di viaggi, l'eroe protagonista si trova più volte nella condizione dello straniero che chiede ospitalità: qui c’è un comportamento diverso di ogni personaggio. L'ospitalità offerta dai Feaci è un segno della loro civiltà, poiché è indice di un comportamento rispettoso verso gli dèi e verso gli uomini.
La xenia (ospitalità in greco antico) era un'azione "sacra" per i Greci e consisteva nel rispetto reciproco tra ospitante e ospite, e nel cercar di soddisfare al meglio il proprio ospite (cibarlo, lavarlo e dargli vestiti puliti) e, dopo un banchetto in suo onore, nel momento del "commiato" si dava un regalo all'ospite. 


Questo perchè i Greci credevano che in un qualsiasi ospite, sia che fosse ricco e sia che fosse un mendicante, si potesse "nascondere" un dio travestito appunto da uomo e che avrebbe "testato" l'ospitalità del padrone di casa. Nel caso fosse stato trattato male, gli dei si sarebbero accaniti contro quella famiglia, quindi ecco perché la xenia era considerata alla stregua di un rituale religioso e ogni buon greco avrebbe dovuto rispettarla. 


La cultura europea è figlia di quella greca

La cultura greca ci ha trasmesso molti valori, tra cui appunto quello dell’ accoglienza:  la nostra cultura si può definire “figlia” di quella greca perché abbiamo ereditato   la democrazia, in quanto i greci sono stati i primi a sperimentarla, il colonialismo, greci erano grandi colonizzatori,  l'economia, (i greci sono stati i primi a creare colonie nel Mediterraneo), lo studio della storia; infatti i cosiddetti "padri della storia'' cioè i primi storici erano proprio due greci: Erodoto di Alicarnasso e Tucidide di Atene. Dobbiamo ai Greci lo sviluppo di altre discipline: musica, matematica, astronomia, fisica, filosofia...basta pensare ad Aristotele, Archimede, Socrate, Platone… e anche molti pensieri ed idee.


Il valore degli ospiti anche stranieri per noi oggi


Molti di noi oggi non accettano gli stranieri, non sono ospitali, non seguono le orme della cultura greca. Se non conoscono qualcuno pensano che sia un pericolo, qualcosa da evitare; per esempio molti italiani pensano che gli stranieri gli rubino il lavoro, che non paghino le tasse, che rubino…; il razzismo lo dimostra. Invece dovremmo accettare e comprendere gli altri, bisognerebbe abbattere i pregiudizi.

Karol Orlando 
1F